un pò di storia e di…..storie

Allagamenti

 Nel 1882, il Comitato per l’Autonomia di Porto Recanati, rispose all’ Opinamento della Giunta di Recanati con il quale la città alta rifiutava di lasciar libero il Porto per conto suo.

Tra le tante trascuranze rinfacciate alla Municipalità di Recanati, i nostri si lamentavano per l’inesistenza di una pescheria e di fognature e scoli capaci di impedire i continui allagamenti del paese in caso di pioggia.

Bene. Che cosa è cambiato?

La pescheria non c’è più di nuovo. Anzi, c’è ma è occupata dai privati, come quasi tutto in questo paese. Ma lasciamo stare, ne scriveremo un’altra volta.

Gli allagamenti, invece, non ci mancano proprio. Arrivano puntuali e copiosi e colpiscono sempre negli stessi punti causando danni alle abitazioni private, congestionando il traffico e via … piovendo sul bagnato.

Il cittadino, quello normale, continua a chiedersi (dal 1882) se occorra uno studio dell’ONU oppure se bastino (visto mai?) un tantino di buona volontà e un pizzico di sensibilità per rimediare alla situazione.

 

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 L’eredità

C’è una poesia, tra le tante di Emilio Gardini, che sembra fatta apposta per descrivere una certa situazione che si sta verificando in un paese della costa Adriatica, non lontano dal monte Conero. Anzi, molto vicino.
Dunque, riassumendo i versi di Emilio: c’è un padre che sta morendo, circondato dai suoi cari; ad un certo punto fa:
Sentite, voglio ricompensarvi del bene che mi avete voluto e del rispetto che mi avete sempre portato. Allora, cinque milioni sono per te, cara moglie mia; altri cinque per i figli maschi, altri cinque per le femmine. Contenti?
Moglie e figli lo guardano sbalorditi. Il figlio maggiore, fattosi coraggio, chiede:
Babbo, vi ringraziamo per la vostra generosità. Però….dove li avete presi tutti questi quattrini? Non ci pare che li aveste in vita.
Ragazzi
- replica il moribondo – , voi sapete che io non sono mai stato un genio a scuola e ho sempre penato a fare le divisioni. Questa volta, a forza di sforzarmi ve l’ho fatta…., adesso, però, i soldi trovateveli voi!
Non diversamente vanno le faccende, oggi, nel paesello in parola: c’è una giunta che vende e svende, destina il ricavato a questa o quell’opera, annuncia che farà qui e rifarà là, senza sosta, senza posa, a ritmi cinesi.
Il tutto non viene chiamato né speculazione (ma quando mai?!?!) né degrado del territorio (sono voci messe in giro dai comunisti), né, tantomeno, urbanizzazione selvaggia (imperdonabile volgarità!), bensì riqualificazione.
Insomma, tanto per fare un esempio di come abbia ragione Attila (il nome finisce per A, quindi è femminile), pensate alle torri di avvistamento, quelle che stanno sorgendo a ridosso del Potenza: adesso venderemo pure la torre sveva, tanto a che cosa serve più, con le due consorelle che stiamo elevando al cielo di questa terra benedetta dalla bandiera blu?
E alla domanda:
Ma dove li prendete i soldi?, la risposta è che lei, la giunta Attila-Fabbracci, le divisioni le ha fatte:
Adesso ci pensino i cittadini a cacciare i denari!

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La costa indifesa

Tra il 1874 e il 1879 sulla spiaggia del Porto si riversò l’ira di Dio. In quei cinque anni, a forza di tempeste terribili, il mare, che non ci ha mai risparmiato nulla, abbatté tutta la prima fila di case a nord della piazza grande, a Castelnuovo.

Il Genio Civile di Macerata, pensa e ripensa, alla fine decise di proteggere l’abitato facendo costruire due larghi pennelli ai suoi estremi, lunghi parecchie decine di metri, coronati da una barriera in cemento altrettanto imponente.

Nonostante ci abbiano ragionato per vent’anni, i nostri amministratori non cavarono un ragno dal buco e il lavoro non vide la luce.

Intanto, però, la spiaggia si era riallungata.

Il pericolo tornò in epoca fascista; allora si fecero dei “pennelletti”, tipo quelli che vediamo oggi, che ressero per una ventina d’anni e provocarono un riallungamento della spiaggia.

Ma nell’autunno 1959, purtroppo, il mare si arrabbiò di nuovo e ricominciò a mangiare sabbia e cemento, specie quello del nuovo lungomare, inaugurato da pochi mesi, distrutto in tre giorni.

Da allora si vive sul filo di una più che ragguardevole precarietà costiera, con punte drammatiche come quelle di questi ultimi anni.

Non basteranno certamente i 620 mila euro accordati dalla regione Marche per il ripascimento (dove non si sa ancora), ammesso che, come non pare proprio, sia questa la strada buona per arrivare a una soluzione della questione, vitale per la nostra economia.

A detta di tecnici del settore, che possono vantare risultati positivi, bisognerebbe ritornare all’antico; esattamente, se pure con le tecniche moderne, a quel tipo di progetto del Genio Civile di Macerata citato sopra.

Flussi e riflussi della storia.

 

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