Addio a Vittorio Foa

“Il mio tipo di coerenza, o se vogliamo di fedeltà, è quello della ricerca di un obiettivo, sempre lo stesso ma attraverso diversi percorsi. Io ho sempre cercato la verità in modo trasversale, al di là degli steccati”.

E’ scomparso ieri, all’età di 98 anni, Vittorio Foa, uno dei padri della sinistra italiana e uno dei figli migliori del nostro Paese.

Dall’articolo di Miriam Mafai su Repubblica di oggi:

In un’epoca nella quale la fedeltà a un partito poteva tradursi in autosufficienza e chiusura alle ragioni degli altri, in un’epoca nella quale la militanza politica poteva spegnere ogni spirito critico ed umiliare le coscienze dei singoli, Vittorio Foa ha sempre coltivato le proprie contraddizioni o “compresenze di posizioni” come un antidoto al settarismo, quasi un gusto e sapore di libertà.

Fu certamente uno degli uomini più liberi che io abbia conosciuto, disinteressato nei comportamenti e sempre appassionato e curioso delle ragioni degli altri. Dentro di lui convivevano spinte diverse: la tensione etica tipica degli azionisti, la passione del sindacalista (per più di venti anni era stato un dirigente di primo piano della Cgil), la capacità dello studioso di indagare sulla storia e le trasformazioni della società, e, infine la fiducia nella possibilità degli uomini di battersi con successo contro l’ingiustizia, le disuguaglianze, l’esclusione. 

I vecchi, sia nella vita privata che nella vita politica, di solito si rivolgono al passato con nostalgia, sono scettici o pessimisti sul presente.
Vittorio Foa faceva eccezione a questa regola. Era un ottimista.

 Ha continuato fino alla fine a invitare gli uomini e le donne di sinistra a non rinchiudersi in se stessi, a “parlare agli altri”, a quelli che hanno sbagliato scegliendo la destra di Berlusconi… Ma aprire gli occhi agli altri” ci ripeteva “vuol dire anche in qualche modo rispettarli, avere con loro un rapporto umano, cercare di capirli”.

E a chi gli chiedeva cosa dovesse fare la sinistra, quale dovesse essere il suo programma, rispondeva “E’ una perdita di tempo e di senso cercare di definire una identità della sinistra. Bisogna fare quello che è giusto e necessario per il Paese, i posteri diranno se era di destra o di sinistra”.

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